Le donne devono cercare di realizzare l’impossibile proprio come hanno provato anche gli uomini. Quando falliscono il loro fallimento deve essere una sfida per altre donne.

Amelia Earhart

Amelia era nata il 24 luglio 1897 ad Atchison (Kansas), nel cuore degli Stati Uniti. Sin da piccola indipendente e avventurosa, aveva mostrato un grande interesse nei confronti di quelle donne che avevano avuto successo in attività tradizionalmente considerate maschili. Decise che sarebbe diventata pilota nel 1920, dopo la sua prima esperienza di volo — un’ascensione di dieci minuti con il pilota Frank Hawks a Long Beach, in California. «Quando raggiunsi la quota di due o trecento piedi (tra i 60 e i 90 metri), seppi che dovevo volare», avrebbe ricordato in seguito.

Il 3 gennaio 1921 prese la prima lezione e due anni dopo ottenne il brevetto di volo. Negli anni venti e trenta realizzò numerosi record, fu la donna che volò all’altitudine e alla velocità maggiori allora raggiunte e le sue imprese fecero di Amelia un’eroina nazionale, la nuova “Regina dell’aria”.

Grazie ai proventi delle conferenze, delle campagne pubblicitarie, dei suoi scritti e dei numerosi incarichi che ebbe in compagnie aeree, Amelia poté non solo dedicarsi alla sua passione per il volo, anche agonistico, ma anche promuovere l’aviazione, in particolare, le donne aviatrici.

Nel 1932 Amelia riuscì a concretizzare, finalmente, il sogno di essere la prima donna ad attraversare in volo l’Atlantico in solitaria. Il 20 maggio partì da Harbour Grace, a Terranova, ai comandi di un Lockheed Vega e, dopo un volo di quasi quindici ore, atterrò a Culmore, in Irlanda del Nord. L’impresa la consacrò definitivamente come la più nota eroina della fase pionieristica della storia dell’aviazione. Amelia ricevette, tra gli altri riconoscimenti, la Legion d’Onore e la Distiguished Flying Cross dal Congresso degli Stati Uniti.

Dopo aver compiuto altri voli in solitaria – dalle Hawai alla California, da Los Angels a Città del Messico – Amelia Earhart si dedicò alla pianificazione di una nuova grande impresa, la circumnavigazione aerea del globo seguendo la rotta equatoriale, la più lunga. L’aereo prescelto fu un bimotore Lockheed Electra, e Fred Noonan avrebbe dovuto accompagnarla come navigatore. Amelia e Fred decollarono da Miami il 1 giugno 1937 facendo rotta verso est. Fecero varie tappe in Sud America, Africa, India e Indocina, arrivando a Lae, in Nuova Guinea, il 29 dello stesso mese. Avevano percorso circa 35000 chilometri e dovevano ora affrontare l’ultimo balzo attraverso l’Oceano Pacifico. Il 2 giugno decollarono da Lae alla volta di Howland Island – a oltre 4000 chilometri – dove avrebbero dovuto fare tappa, ma ad Howland l’aereo non arrivò mai.

Per cercare Earhart e Noonan venne organizzata una mobilitazione senza precedenti – la più estesa della storia navale –, autorizzata dal presidente Franklin Delano Roosvelt in persona: in essa furono impiegate 9 navi e 66 aerei. Ma senza successo. Le manovre, che durano 16 giorni, furono interrotte a malincuore dal governo USA.
La notizia della scomparsa di Amelia fece presto il giro del mondo e, a proposito del destino della celebre aviatrice – dichiarata ufficialmente morta dalla corte di Los Angeles il 5 gennaio 1939, si fecero molte ipotesi, alcune decisamente fantasiose. Si pensò persino che, costretti ad un atterraggio di emergenza, la Earhart e Noonan fossero stati catturati e giustiziati come spie dai Giapponesi, oppure che Amelia avesse fatto volontariamente perdere le proprie tracce, rifacendosi una vita altrove. In realtà la causa del disastro fu con ogni probabilità un guasto.

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