“Curiosità al volo” è la nuova rubrica di ISCA Aircraft Maintenance. Scopri tanti contenuti interessanti ogni settimana sul mondo della manutenzione e sicurezza aerea.

Il primo autopilota della storia fu sviluppato dalla Sperry Corporation e permetteva all’aereo di volare diritto e a quota costante senza intervento del pilota, coprendo anche l’80% del tempo necessario per un volo tipico. Un autopilota con queste funzioni è ancora il più comune, economico e fidato. Ha anche il minor numero di errori possibili, perché è il più semplice da controllare.

Gli autopiloti moderni sono formati da un software che gira su un computer che controlla l’aereo. Il software legge la posizione e l’orientamento corrente dell’aeroplano, e controlla un sistema fly-by-wire che lo guida. In un tale sistema, oltre ai controlli classici di volo, molti autopiloti controllano anche la spinta per ottimizzare la velocità e spostano il carburante da un serbatoio all’altro per bilanciare l’aeroplano e mantenerlo in assetto ottimale.
Il corretto funzionamento degli autopiloti è fondamentale per la sicurezza dell’aereo. Essi sono quindi progettati per far fronte a guasti, errori di programmazione ed ogni altra eventualità. Gli aerei di linea sono in genere equipaggiati con almeno una ridondanza di due autopilota, nel caso infatti in cui l’autopilota utilizzato abbia un’avaria, il computer interviene inserendo il secondo automatismo e segnalando l’anomalia all’equipaggio; questo tipo di ridondanza viene chiamata “fail-operational”.

L’hardware di un tipico autopilota è un set di cinque microprocessori 80386, ognuno sul proprio circuito stampato. L’80386 è il processore più economico e più diffuso, e nuove versioni sono in fase di sviluppo per essere resistenti alle radiazioni, e quindi adatte per l’uso aerospaziale. Un interessante articolo de Il Sole 24 ore del 18 giugno 2019, a cura di Biagio Simonetta, riportava i dati di una ricerca statistica realizzata sulla base di interviste riguardanti la valutazione della totale assenza del pilota che comandi e guidi un volo. Ne riportiamo qualche passo: “Nuove forme della fusoliera e di novità in cabina sono già state annunciate e arriveranno a breve. Ma il mondo dell’aviazione sta pensando con sempre maggiore attenzione a un’altra vera innovazione: i velivoli autonomi. Aerei senza un pilota umano a bordo. In tal senso, è stato appena diffuso il Global Autonomous Vehicle Study di Ansys. Un’indagine che, di fatto, analizza l’atteggiamento dei consumatori nei confronti dei velivoli senza pilota per misurare i livelli di fiducia e le eventuali preoccupazioni. E i risultati sono abbastanza sorprendenti. Il 70% delle persone intervistate, infatti, afferma di essere pronto a volare su un velivolo autonomo nel corso della propria vita. È inferiore, invece, la percentuale di chi si dice disposto a farlo nel prossimi dieci anni (58%). Mentre il 12% preferisce attendere più di 10 anni.”

Fra i dati interessanti di questa indagine, anche quello relativo alla consapevolezza dello stato attuale. Solo il 7% del campione, infatti, è risultato essere consapevole di quanto gli aerei siano oggi autonomi. Quando gli intervistati hanno saputo che con ogni probabilità solo i primi e gli ultimi 10 minuti del loro ultimo volo erano stati controllati dal pilota mentre il resto del volo era stato gestito dal pilota automatico, il 36% ha allora dichiarato che si sentirebbe più sicuro in un aereo completamente autonomo .

Dal punto di vista tecnico emerge, dallo studio statistico, un’altra curiosità: il 39% degli intervistati ritiene che il sistema tecnologico di un aereo autonomo sia il più difficile da hackerare, rispetto a quello dei conti correnti (27%), degli smartphone (17%), dei computer (14%) e delle auto a guida autonoma (12%).
È semplice dunque affermare che gli autopiloti per aeroplani hanno significativamente semplificato il volo!